Curare la curatela. Pratiche, Politiche. Poetiche. Il report dell’incontro


Si è tenuto a Bard, da giovedì 22 a sabato 24 maggio, Curare la curatela. Pratiche, Politiche. Poetiche, seminario residenziale fra curatori e curatrici, esperti ed esperte di comunicazione, artisti, manager di compagnia, responsabili di spazi culturali. 

Il seminario, ospitato dalla MAB – Maison des Artistes des Bard, la nuova residenza artistica per le arti performative, inaugurata lo scorso marzo in Valle d’Aosta, è nato in seno al gruppo di lavoro sulla figura del libero professionista di C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea con il desiderio di definire un vocabolario comune fra coloro che si occupano di curatela e la condivisione di buone pratiche. 

Al seminario hanno partecipato professionisti e professioniste – Silvia Albanese, Veronica Arietto, Elena Bertelli, Danila Blasi, Manuela Cirfera, Anna Ida Cortese, Elisa D’Amico, Francesco Dalmasso, Mauro Danesi, Anna Estdahl, Angela Forti, Lucia Franchi, Carlotta Garlanda, Daniela Gusmano, Elena Lamberti, Marta Lavit, Giacomo Lilliù, Andrea Maulini, Erica Meucci, Stefania Minciullo, Simone Pacini, Oliviero Ponte Di Pino, Emanuela Rea, Lia Ricceri, Luca Ricci, Diana Sartori, Mara Serina, Elisa Sirianni, Giulio Stumpo, Stefania Tagliaferri, Alessandro Tampieri – che svolgono incarichi diversi per progetti diversi, privilegiando quindi figure ibride, eterogenee. 

Curare la curatela è stato l’avvio di un percorso di ricerca, incontro, riflessione e scambio dedicato a chi si occupa di curare e progettare in modo indipendente, a partire dalla condivisione di esperienze reali e immaginari in trasformazione. Per favorire il dialogo e stimolare il confronto, il programma si è articolato in una combinazione di attività strutturate e momenti informali che hanno affrontato nodi cruciali del settore: la relazione tra lavoratori e committenti, il valore economico della cura, la trasmissione di saperi e pratiche tra generazioni, i diritti e le responsabilità dei professionisti dello spettacolo dal vivo. 

Le giornate, ciascuna dedicata a un’area tematica: “Lavorare con“, “Definire“, “Tempo” e infine “Immaginare e rilanciare“, si sono aperte con camminate collettive e sono proseguite con letture e ascolti condivisi: a ciascun partecipante era stato chiesto di portare un libro, un articolo, un podcast o un video come spunto per la discussione. È stato così dedicato un tempo collettivo di fruizione e riflessione, incentrata su temi come la libera professione, la curatela e l’accompagnamento agli artisti, dando voce a ogni partecipante e favorendo l’ascolto reciproco. 

Una riflessione trasversale ha attraversato l’incontro: come definirsi, come posizionarsi all’interno del sistema culturale e come essere riconosciuti per il valore del proprio lavoro. Le presentazioni iniziali hanno, infatti, fatto emergere una vera e propria costellazione di ruoli: figure professionali che non si esauriscono in un’unica funzione, ma si muovono all’intersezione tra progettazione, comunicazione, direzione artistica, cura e produzione. Una rete fluida e composita, che richiede strumenti nuovi e adeguati per essere riconosciuta. Il percorso intrapreso ha portato alla condivisione di un’esigenza comune: riconoscere, raccontare e tutelare le professioni culturali nel settore dello spettacolo dal vivo, con particolare attenzione alla condizione dei liberi professionisti. 

Elemento fondante del lavoro culturale è stato il tema della cura, intesa come infrastruttura invisibile, responsabilità spesso non riconosciuta formalmente ma centrale nella gestione, progettazione e realizzazione dei progetti, una cura che si esprime anche nei ruoli non prettamente artistici, ma che implicano comunque, in questo settore, una forte componente creativa. Tuttavia, nel corso dei lavori, è emerso come il titolo “Curare la Curatela” non riesca più a rappresentare pienamente la complessità dei temi e dei ruoli affrontati: se da un lato ha fornito un punto di partenza utile per la riflessione, dall’altro ha mostrato i suoi limiti nel contenere la pluralità di visioni e pratiche emerse. Per questo motivo, il gruppo si è riconosciuto in una tensione verso la ricerca di nuove definizioni, più aderenti alle specificità e alle trasformazioni in atto nel settore dello spettacolo dal vivo, ed è attualmente alla ricerca di un titolo che possa rappresentare pienamente questo percorso. 

Le giornate di Bard hanno rappresentato un’occasione di confronto autentico e orizzontale, in cui si è lavorato per costruire un lessico comune, valorizzare l’esperienza collettiva e immaginare forme nuove di rappresentanza. Posizionarsi nel sistema culturale non è solo una questione individuale: è un gesto collettivo di affermazione e di costruzione di senso. Dal gruppo è emersa con forza la volontà di non disperdere quanto emerso, ma anzi di rilanciare e di ritrovarsi per capire cosa è cambiato, cosa si è trasformato, cosa si è reso possibile. È nata l’idea di lavorare concretamente su alcune istanze condivise, a partire da una mappatura capillare delle funzioni e dei ruoli che si esercitano nei processi artistici e organizzativi. Si è proposta la costruzione di un questionario da rivolgere a tutte le realtà aderenti a C.Re.S.Co, per indagare come le compagnie collaborano con i liberi professionisti: con quali forme contrattuali, con quali riconoscimenti, con quali fragilità. Parallelamente, è emersa la necessità di incontrare direttamente compagnie, direzioni artistiche e associazioni, per confrontarsi apertamente sulle criticità nei rapporti di lavoro: ritardi nei pagamenti, ruoli non chiari, mancanza di riconoscimento del valore professionale. Dal seminario è nata l’intenzione di costruire strumenti politici e simbolici che siano insieme riflesso del presente e slancio verso il futuro. Le principali direzioni di lavoro emerse sono la redazione di un manifesto “sentimentale”, che restituisca la complessità e la ricchezza delle professioni culturali e che sia un atto collettivo, simbolico e politico, da proporre come base di riflessione all’interno di C.Re.S.Co; un report contenente istanze concrete sui diritti e i doveri dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo dal vivo, con un focus sui liberi professionisti; la raccolta di idee, visioni e spunti per il futuro, confluiti in una sintesi.

Bard, con la sua storia di luogo in trasformazione, ha rappresentato un contesto particolarmente coerente con le identità professionali presenti, luoghi e persone in divenire. L’incontro con la sindaca, Silvana Martino, che ha definito la missione del Comune “ospitare l’arte in tutte le sue forme”, ha aperto un’interessante riflessione sulle politiche culturali locali. Ornella Badery, Presidente del Forte di Bard, ha inoltre illustrato come il Forte si configuri oggi come un importante polo culturale, in grado di ospitare attività di altissimo livello e generare un impatto concreto per il territorio. La sua testimonianza ha evidenziato il ruolo strategico che luoghi come Bard possono assumere nel connettere progettualità artistiche, turismo culturale e sviluppo locale.Infine una riflessione sul fatto che è grazie al sostegno dell’Unione Europea, che attraverso il progetto transfrontaliero TransiT – Transizione verso il Turismo Culturale Sostenibile, finanziato nell’ambito del programma Interreg VI-A France – Italia Alcotra per la programmazione 2021-2027, e che vede come partner i Comuni di Bard (capofila), di Avrieux e di Aussois, e l’Associazione Forte di Bard ha reso concreto lo spazio e il tempo per questo momento di studio, scambio e costruzione condivisa.