Ciò che ci unisce è l’idea che lo spettacolo dal vivo non servano solo a creare bellezza e immaginazione, ma anche a costruire una voce collettiva, a difendere la dignità del lavoro culturale e a plasmare un sistema culturale più equo e dinamico nel nostro Paese.
Come C.Re.S.Co. ci sentiamo al tempo stesso una comunità e una piattaforma di advocacy: mette in rete chi opera nella scena contemporanea, sostiene la ricerca artistica e l’innovazione e rappresenta il settore nel dialogo con le istituzioni.
L’incontro a Marsiglia (23 giugno 2026) è nato con l’obiettivo di condividere uno spazio di dialogo con gli artisti e le reti, per imparare gli uni dagli altri e per raccontare Frame the Gap, un progetto che cerca di aprire nuove vie alla collaborazione internazionale.
Frame the gap
L’idea è nata da un incontro pubblico che C.Re.S.Co. ha organizzato nel 2023 sulla presenza internazionale delle arti performative contemporanee italiane. È emerso chiaramente che, rispetto ad altri paesi europei, l’Italia non dispone ancora di una strategia sistematica per sostenere gli artisti e le organizzazioni che operano all’estero. Le iniziative esistenti sono molte, ma spesso frammentarie.
Frame the Gap mira ad affrontare questa situazione creando un quadro di riferimento comune – una serie di indicatori e strumenti a disposizione sia degli operatori che delle istituzioni – per misurare l’impatto dell’internazionalizzazione nel nostro settore. Vogliamo capire non solo quanti tour o residenze si svolgono all’estero, ma anche cosa significano queste esperienze per la crescita degli artisti, per le organizzazioni e per il sistema nel suo complesso.
Il progetto si è articolato in tre fasi principali:
1. Ricerca
2. Progettazione del framework
3. Verifica
Abbiamo quindi raccolto le esigenze del settore attraverso focus group, un questionario, discussioni in gruppi di lavoro e dialoghi con esperti, accademici, docenti universitari e professionisti del mondo delle arti dello spettacolo. Abbiamo proposto due attività di visiting, in collaborazione con il nostro partner estero, IGTF, per far incontrare artisti, artiste e professionisti della cultura italiani e austriaci e avere l’opportunità di conoscere spazi di produzione e spettacolo a Vienna e a Napoli. Abbiamo poi tradotto le esigenze emerse in raccomandazioni concrete rivolte a diversi livelli: il Ministero della Cultura, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le autorità regionali e locali, i finanziatori privati, le organizzazioni culturali, le reti e gli uffici europei.
L’obiettivo è passare da problemi isolati a un’agenda politica condivisa.
In un’epoca caratterizzata da tensioni geopolitiche e da una forte polarizzazione culturale, Frame the Gap non è solo un progetto tecnico. È anche un gesto politico e simbolico: l’affermazione che la scena contemporanea italiana non vuole rimanere isolata, ma vuole invece contribuire attivamente allo spazio culturale europeo.
Una delle domande che ci poniamo, anche attraverso un progetto come Frame the Gap, è questa: possiamo davvero parlare di internazionalizzazione senza considerare le condizioni in cui versano gli artisti che vivono in territori a rischio? Possiamo davvero parlare di internazionalizzazione senza riconoscere che, in alcune parti del mondo, gli artisti non godono della libertà di espressione e spesso pagano un prezzo altissimo per la loro arte — a volte persino con la vita? Possiamo parlare di internazionalizzazione senza pensare agli artisti che vivono in mezzo alle guerre, o a ciò che sta accadendo in Palestina, dove un genocidio si sta consumando sotto gli occhi del mondo?
Crediamo che parlare di internazionalizzazione oggi significhi anche affrontare queste realtà. Significa difendere gli stessi diritti per tutti: la stessa opportunità di viaggiare, di esprimersi liberamente e di fare arte. Perché quando queste cose diventano privilegi riservati ad alcuni, smettono di essere diritti.
Infine, Frame The Gap riguarda anche questo: guardare il mondo attraverso la lente delle arti performative e chiederci chi può partecipare, chi può attraversare i confini e chi può far sentire la propria voce.
Nell’incontro di Marsiglia sono tornati diversi temi già emersi nella ricerca Frame the gap: la presenza di artisti italiani nei progetti europei e nelle diversità progettualità transfrontaliere, la presenza di artisti italiani trasferiti in territorio francese alla ricerca di migliori condizioni lavorative, la fragilità del sistema che non permette collaborazioni a lungo termine e un sistema di finanziamento stratificato e di difficile comparazione con quello francese.
La condivisione del progetto Frame the Gap ha suscitato molte domande sulla costruzione del progetto, sul finanziamento ottenuto, sui dialoghi che si stanno attivando a livello politico, sugli sviluppi futuri del progetto, sulle possibilità di un partenariato italo-francese.
L’incontro si è concluso con un momento di presentazione e networking di tutti i partecipanti presenti:
Napoleone Zavatto – President of CReSCo
Martina Tomaino – General secretary of CReSCo
Chiara Baudino – Project manager Frame the Gap
Francesca D’Ippolito – Project manager Frame the Gap
Carlotta Vitale – Board member of CReSCo
Tommaso Bianco – Board member of CReSCo
Cesare D’Arco – Board member of CReSCo
Andrea Mochi Sismondi – Board member of CReSCo
Andrea Burrafato – Board member of CReSCo
Giovanna Milano – Board member of CReSCo
Giuseppe Provinzano – Board member of CReSCo
Rachel Bakouche – La replique
Carole Malinaud – La replique
Estelle Cazambo – La robe à l’enverse
Alessandra Ventrella – Dispensa Barzotti
Rocco Manfredi – Dispensa Barzotti
Pietro Botte
Nicolas Bertrand
Nicolò Terrasi – Cie. RISONANZE
Annie Pempinello – artista indipendente
Ina Studenroth – consulente indipendente
Marie Lelardoux – Compagnie émile saar
Olivier Corchia
Eva Riccio – ARBORESCENT – consulente indipendente
Cleo Andreou – Anàssa Productions
Sergio Chianca – Burokultur / jerk Off Festival/ Programme .Q)
Antonino Ceresia – Cie Essevesse
Rosa Cascone
