Si vis pacem, para… pacem | Se vuoi la pace, coltiva la pace
Un questionario anonimo per aprire una riflessione condivisa su pace, responsabilità e uso del denaro nel mondo dello spettacolo dal vivo. Questa indagine nasce per sensibilizzare la comunità dello spettacolo dal vivo, dentro e fuori C.Re.S.Co., sull’impatto etico delle scelte finanziarie quotidiane e sul ruolo che la cultura può avere nella costruzione di pratiche di pace.
C’è un’idea che ritorna spesso quando si parla di difesa e politica internazionale: prepararsi alla guerra serva a evitare la guerra. Che il riarmo, in fondo, garantisca stabilità.
È una tesi che sentiamo ripetere sempre più spesso, anche nel dibattito pubblico europeo e italiano. Ma il quadro che abbiamo davanti racconta altro.
Il Global Peace Index 2025 segnala 59 conflitti armati in corso nel mondo, con 92 Paesi coinvolti.
Le tensioni geopolitiche aumentano, alleanze storiche si incrinano e la corsa agli armamenti accelera. È dentro questo scenario che torna a circolare, con forza, l’espressione “terza guerra mondiale a pezzi”.
In Italia, l’acquisto di sistemi d’arma viene finanziato con risorse pubbliche approvate dal Parlamento attraverso la Legge di Bilancio e programmi pluriennali dedicati.
Ma accanto al denaro pubblico c’è un altro livello, meno visibile e molto meno discusso: quello della finanza privata.
Alcuni istituti di credito, spesso definiti “banche armate”, sostengono direttamente o indirettamente l’industria militare, attraverso prestiti, servizi legati all’esportazione di armamenti e operazioni finanziarie connesse alla produzione bellica.
Per chi lavora nella cultura, e in particolare nello spettacolo dal vivo, tutto questo non è un tema lontano. Riguarda anche noi.
Riguarda il modo in cui immaginiamo il nostro ruolo pubblico, la coerenza tra i valori che affermiamo e le pratiche che mettiamo in campo, le scelte quotidiane che compiamo anche quando sembrano piccole o neutre.
Lo spettacolo dal vivo non è solo produzione artistica. È relazione, spazio pubblico, presa di parola, costruzione di immaginari.
E proprio per questo può essere anche un luogo di consapevolezza.
Interrogarsi su dove vanno i nostri soldi, su quali circuiti economici alimentiamo, su quali alternative possiamo scegliere, fa parte della responsabilità culturale che ci assumiamo ogni giorno.
Da questa esigenza nasce l’indagine promossa dal Tavolo Etico di C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, insieme a Liv.in.g. e con il patrocinio di Fondazione Finanza Etica.
L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma sensibilizzare. Aprire una riflessione concreta sull’uso del denaro, sul significato delle nostre scelte finanziarie e sul legame, spesso invisibile ma reale, tra economia quotidiana ed economie di guerra.
Per questo il questionario non si rivolge soltanto a chi aderisce a C.Re.S.Co., ma a una comunità più ampia: persone, compagnie, spazi, organizzazioni, festival, reti e progettualità che abitano il campo della scena contemporanea e dello spettacolo dal vivo, anche al di fuori del perimetro associativo.
Allargare la partecipazione è parte del senso stesso di questa iniziativa. Più voci coinvolgiamo, più questa riflessione può diventare condivisa, concreta e utile.
Il questionario è anonimo e si compila in pochi minuti.
Per farlo più facilmente, può essere utile avere a portata di mano l’estratto conto dei conti correnti intestati alla persona partecipante, nel caso di adesione individuale, oppure all’organizzazione di riferimento.
Partecipare significa prendere parte a un gesto semplice ma non neutro: portare dentro il mondo dello spettacolo dal vivo una domanda necessaria sul rapporto tra finanza, responsabilità e pace.
I dati raccolti saranno resi pubblici nel mese di settembre 2026
